L’impatto dell’IT sul nostro pianeta è un dato ormai evidente, dal raffreddamento dei data center che influisce pesantemente sulle risorse idriche ai carichi di lavoro che richiedono grandi quantitativi di corrente. Inoltre, le attività di elaborazione dei dati possono generare alti livelli di emissioni di CO2 e altri gas serra.
Ma le emissioni delle infrastrutture IT non si limitano a quelle prodotte dal loro utilizzo diretto. In pratica, interessano l’intera catena distributiva dei loro componenti. È qui che entrano in gioco le emissioni Scope 3 e la loro rendicontazione prevista dalla direttiva europea CSRD.
In questo articolo ti spieghiamo cosa sono le emissioni Scope 3, come iniziare a rendicontarle in base alla normativa CSRD e a ridurle nella tua azienda.
Cosa sono le emissioni Scope 1, 2 e 3
La classificazione delle emissioni Scope 1, 2 e 3 secondo il cosiddetto protocollo GHG (Green House Gas protocol) riguarda le aziende e fa riferimento alla natura diretta o indiretta rispetto all’attività svolta. La tabella seguente fornisce una spiegazione delle tre categorie di emissioni, con un esempio relativo all’ambito IT.
| Categoria emissioni | Cosa riguarda | Esempio di un data center |
| Scope 1 | Emissioni dirette da fonti di proprietà e controllate dall’azienda | Gruppi elettrogeni di emergenza a gasolio che i data center spesso utilizzano per sopperire a guasti delle fonti principali di corrente |
| Scope 2 | Emissioni indirette derivanti dalla generazione dell’energia acquistata e impiegata dall’azienda nell’ambito della sua attività | Alimentazione di server, apparecchiature di rete e tecnologie di raffreddamento con elettricità generata e venduta da fornitori terzi |
| Scope 3 | Emissioni indirette generate nell’ambito dell’intera catena di valore di un’impresa | Produzione, trasporto e smaltimento di hardware IT |
Scopri quanta CO2 puoi risparmiare con il simulatore delle emissioni IT di Evernex
Perché le emissioni Scope 3 sono quelle maggiori e più difficili da misurare in ambito IT
Ora che abbiamo capito cosa sono le emissioni Scope 3 delle aziende, non è difficile comprendere che siano più complicate da misurare e rendicontare secondo la normativa CSRD. Infatti, un’azienda ha un controllo molto maggiore sia sulle emissioni Scope 1 che Scope 2, relative a energia che genera direttamente nel primo caso o acquista da specifici fornitori nel secondo.
Inoltre, nel campo dell’IT, i consumi energetici e le conseguenti emissioni più significativi delle fasi della catena di valore si trovano tipicamente a monte e a valle dell’utilizzo degli asset (es. produzione e smaltimento).
Quando, però, si parla di emissioni Scope 3 è necessario prendere in considerazione l’intera catena di valore dell’azienda e qui le cose si fanno più difficili, in assenza di un controllo diretto sulle pratiche e sulle attività logistiche dei fornitori. La raccolta di questi dati richiede quindi uno sforzo proattivo da parte delle imprese.
Da dove derivano di fatto le emissioni Scope 3 dell’hardware IT
In ambito IT, la misurazione e rendicontazione delle emissioni Scope 3 deve tenere conto dei gas serra generati dai seguenti parametri per tutti gli asset usati in azienda:
- Estrazione di materie prime, come silicio, oro, argento e rame
- Trasporto e lavorazione delle materie prime
- Produzione dell’hardware
- Logistica
- Smaltimento
In tutti questi casi, si parla spesso di “embodied carbon”, ovvero delle emissioni di carbonio “incorporate” all’interno di un asset IT. Si tratta delle emissioni associate all’intero ciclo di vita dei dispositivi IT, attraverso la sua produzione, uso e smaltimento finale.
La crescente pressione normativa: la rendicontazione di sostenibilità prevista dalla direttiva CSRD
In tutto il mondo, si stanno gradualmente implementando misure obbligatorie di rendicontazione delle emissioni, che costituiscono la base delle iniziative per la loro riduzione.
Nell’UE, la direttiva CSRD (Corporate Sustainability Reporting Directive) impone alle organizzazioni e imprese di maggiori dimensioni di fornire dati ESG dettagliati all’interno di una cornice standardizzata.
La direttiva CSRD dell’Unione Europea (UE 2022/2464) prevede l’obbligo di rendicontazione delle emissioni Scope 1, 2 e, spesso, Scope 3 per le aziende e organizzazioni UE di grandi dimensioni (con oltre 1000 dipendenti e fatturato netto superiore a 450 milioni di euro), attraverso la redazione del bilancio di sostenibilità (o report ESG).
Anche le piccole e medie imprese, tuttavia, sono indirettamente interessate da questa evoluzione normativa, in quanto fornitrici di imprese e organizzazioni più grandi, che possono richiedere loro i dati e le metriche ESG necessari alla rendicontazione della propria catena di valore.
Anche le aziende che non sono tenute alla rendicontazione possono comunque dotarsi di un bilancio di sostenibilità volontario, allo scopo di soddisfare i requisiti dei propri grandi clienti.
Come iniziare a misurare le emissioni Scope 3 IT della tua azienda
Il primo passo per iniziare a misurare le emissioni Scope 3 è mappare la supply chain IT della tua azienda, includendo hardware, data center e servizi cloud utilizzati. A questo scopo, lo standard di riferimento internazionale è costituito dal protocollo GHG.
Ecco i primi passaggi da implementare:
- Mappatura del perimetro IT – individua le categorie di hardware e servizi rilevanti ai fini delle emissioni Scope 3 usate nella tua azienda (ad esempio la produzione di PC, server, smartphone o infrastrutture di rete, i data center esterni e i servizi cloud).
- Raccolta dei dati primari e secondari – basandoti sui sistemi aziendali, recupera i dati sugli acquisti effettuati, in termini di volume di dispositivi, costi dei servizi cloud, ecc.), oltre ai dati provenienti dai fornitori o a valutazioni di riferimento del settore.
- Calcola le emissioni equivalenti – moltiplicando i dati raccolti sulle attività per i fattori di emissione corrispondenti (ad esempio per ogni dispositivo o per ogni kWh consumato dai servizi cloud).
Sulla base delle misure effettuate, è quindi possibile analizzare i risultati ottenuti allo scopo di identificare le aree di miglioramento e pianificare il ricorso a strategie di green IT.
Le strategie di riduzione delle emissioni Scope 3 delle aziende
Iniziare a misurare e rendicontare le emissioni Scope 3 della tua azienda è solo l’inizio. Dato che, in ambito IT, la maggior parte di esse riguarda le fasi di produzione, logistica e smaltimento, vediamo quali possono essere alcune strategie chiave con cui le aziende possono tenere sotto controllo le proprie emissioni Scope 3.
Estensione del ciclo di vita IT
L’estrazione delle materie prime necessarie e la produzione dell’hardware IT sono una fonte importante di emissioni di CO2, che spesso corrisponde a oltre l’80% complessivo. Il frequente lancio di nuovi modelli causa un aumento della domanda, con conseguenti maggiori emissioni anche a valle della catena di valore, in fase di smaltimento dei prodotti considerati obsoleti.
Il prolungamento della vita di un server di soli due anni può comportare un risparmio di ben 1566 kg di CO₂ equivalente, pari alle emissioni di un volo di andata e ritorno da Parigi a New York.
Hardware ricondizionato
La scelta di hardware ricondizionato, testato e qualificato, consente di ottenere un’efficienza pari al nuovo e di prolungare la vita dei sistemi legacy.
In questo modo, oltre a ridurre le emissioni, i costi di mantenimento dell’infrastruttura IT possono essere notevolmente ridotti. Una strategia vincente sotto ogni aspetto.
Manutenzione di terze parti (TPM)
Spesso i produttori di hardware spingono gli utenti all’acquisto di nuovo hardware non tanto per effettive esigenze tecniche, quanto per strategie commerciali. Anche dopo le date di EOL (End-of-Life) e EOSL (End-of-Support-Life), i dispositivi possono essere ancora perfettamente in grado di funzionare: il problema, però, è la cessazione dei contratti di manutenzione decisa dall’OEM.
Un fornitore di servizi TPM (manutenzione di terze parti) qualificato come Evernex è in grado di garantire l’aggiornamento e la manutenzione dei sistemi legacy ancora per vari anni. Dati i costi inferiori del TPM rispetto al supporto OEM, oltre che nella riduzione delle emissioni Scope 3, questo si traduce anche in un quantificabile risparmio e nell’ottimizzazione del tuo investimento iniziale.
Scopri come ottimizzare la gestione del ciclo di vita degli asset IT con Evernex
Come Evernex ti aiuta a ridurre le emissioni Scope 3
Evernex è un fornitore leader a livello globale di servizi di manutenzione IT enterprise e componenti ricondizionati. La sostenibilità, assieme alla riduzione dei costi, è da sempre uno degli obiettivi chiave del nostro lavoro a fianco delle imprese.
Aiutiamo i nostri clienti a ottimizzare i costi IT e ridurre le emissioni Scope 3, grazie all’implementazione di pratiche di economia circolare in ogni fase della supply chain, sia a monte che a valle. I servizi per la sostenibilità IT offerti da Evernex comprendono:
- Gestione ed estensione del ciclo di vita IT
- Servizi di rivalorizzazione degli asset IT
- Programmi di buy-back e fornitura di componendi ricondizionati
- Logistica a basse emissioni per il trasferimento di data center
- Uso di packaging in cartone riciclato
Contattaci per suggerimenti sulla riduzione delle emissioni Scope 3 IT
FAQ
Cosa sono le emissioni Scope 3?
Le emissioni Scope 3 sono quelle generate dall’intera catena di valore di un’impresa, dall’estrazione di materie prime, alla produzione di energia necessaria per tutte le fasi logistiche, fino allo smaltimento dei rifiuti.
Perché la normativa CSRD si applica anche all’IT?
Le nuove norme di sostenibilità europee si applicano all’intero ambito della catena di valore delle imprese. Anche se il numero di aziende che, per dimensioni e fatturato, ricade nell’ambito dell’applicazione obbligatoria della direttiva è limitato, tutta la supply chain delle grandi aziende e organizzazioni interessate è coinvolta nella rendicontazione della sostenibilità.
Come ridurre le emissioni Scope 3 legate all’hardware IT?
La principale strategia per la riduzione delle emissioni Scope 3 è l’estensione del ciclo di vita dell’hardware, per mezzo di strumenti come l’impiego di hardware ricondizionato e il passaggio alla manutenzione di terze parti (TPM) rispetto al supporto OEM.